L’Unione Europea punta al cuore del commercio transatlantico con una proposta chiara: via tutti i dazi sui beni industriali, da entrambe le sponde dell’Atlantico. Una formula che a Bruxelles chiamano "zero su zero", mentre in Italia suona più come un pareggio a reti bianche, “zero a zero”. Il piano, presentato lo scorso febbraio dal Commissario al Commercio Maros Sefcovic, è ambizioso ma ha trovato negli Stati Uniti un partner meno entusiasta del previsto. A frenare il dialogo non sono tanto i dazi, quanto una serie di barriere non tariffarie che gli americani considerano ostacoli strutturali al libero scambio.
Gli americani non guardano solo ai dazi, ma a Iva e regole europee
Mentre l’Unione Europea propone l’azzeramento dei dazi su settori strategici come automobili e farmaci, Washington mette sul tavolo altri temi, più controversi. Tra questi, le barriere non tariffarie che includono l’Imposta sul Valore Aggiunto (Iva), le norme stringenti su qualità e sicurezza dell’agroalimentare e le regolamentazioni europee sui servizi digitali. Temi delicati per la Commissione Europea, che ha subito alzato i paletti: nessuna trattativa toccherà la salute dei cittadini o gli standard europei, definiti “sacrosanti” dal portavoce per il Commercio Olof Gill.
Le quattro mosse della strategia europea per tenere il passo
La Presidente Ursula Von Der Leyen ha riassunto in quattro punti la strategia con cui Bruxelles intende affrontare il negoziato. Primo, puntare comunque a un accordo attraverso il dialogo. Secondo, vigilare sull’afflusso di prodotti cinesi nel mercato europeo, effetto collaterale della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Terzo, stringere nuove alleanze commerciali in altre aree del mondo. Infine, rafforzare il Mercato Unico interno, rimuovendo ostacoli e armonizzando le normative. L’idea è chiara: il commercio esterno è importante, ma l’Europa non può permettersi vulnerabilità strategiche.
Tre nodi al centro del confronto con Washington
Il vertice di Washington tra Maros Sefcovic e gli omologhi americani Howard Lutnick e Jamieson Greer si è focalizzato su tre grandi temi. Oltre alla proposta di eliminare i dazi sui beni industriali, si è parlato dell’eccesso di capacità produttiva globale in settori come acciaio e alluminio, e della necessità di rafforzare le catene di approvvigionamento tra Europa e Stati Uniti nei comparti dei semiconduttori e della farmaceutica. Ambiti in cui la cooperazione strategica è cruciale, ma dove i contrasti restano forti.
L’Europa spera in un accordo, ma si prepara al peggio
La linea europea è duplice: si continua a negoziare, ma senza abbassare la guardia. Come ha spiegato il Commissario alla Giustizia Michael McGrath, l’Unione ha sospeso le contromisure sui dazi americani per lasciare spazio al dialogo, ma si sta attrezzando per l’eventualità di un fallimento del negoziato. Le esportazioni europee, infatti, continuano a essere gravate da dazi del 10%, che arrivano al 25% per prodotti come l’acciaio e le automobili. Bruxelles vuole chiudere con un accordo vantaggioso per entrambe le parti, ma senza farsi trovare impreparata in caso di “no deal”.
Il compromesso è lontano, ma l’Unione difende la sua identità
Al di là dei numeri e delle tariffe, questa trattativa tocca un punto cruciale: i valori su cui l’Europa non è disposta a scendere a compromessi. Alimentazione, salute, sicurezza e protezione dei dati sono i pilastri di una visione del mercato diversa da quella americana. Anche se i dazi possono essere eliminati, le regole restano. E sono proprio queste regole a rappresentare, oggi più che mai, il confine tra due mondi che cercano un’intesa, ma faticano a trovarla.
18 Aprile 2025
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