Le big tech tagliano posti di lavoro mentre puntano tutto sull’intelligenza artificiale, non è una crisi, ma una scelta, e riguarda il presente, non il futuro
Il paradosso dell’innovazione
Nel pieno di una corsa miliardaria verso l’intelligenza artificiale, i colossi tecnologici licenziano a ritmi impressionanti. Microsoft investe 80 miliardi di dollari nell’AI e, nello stesso momento, manda a casa migliaia di dipendenti. Non si tratta di episodi isolati: Amazon, Google, Meta e molte altre seguono lo stesso copione. Nei primi sei mesi del 2025, il settore tech ha perso quasi 100.000 posti di lavoro. Ma non c’è alcun segnale di crisi economica: i bilanci crescono, i profitti volano. La causa? L’intelligenza artificiale non sta arrivando, è già qui — e rimpiazza persone.
Dalla sperimentazione alla strategia aziendale
Il sito Layoffs.fyi fotografa chiaramente la situazione: il 2025 segna un cambio di paradigma. L’AI entra nei processi produttivi, prende decisioni e soprattutto, occupa spazi prima riservati agli esseri umani. Il caso di IBM è emblematico: 8.000 dipendenti del reparto Risorse Umane licenziati, sostituiti da un assistente virtuale chiamato AskHR. Non è più automazione di contorno, ma una nuova organizzazione aziendale in cui l’essere umano è opzionale.
Non solo centralini, anche sviluppatori e creativi
L’intelligenza artificiale non si limita più ai compiti ripetitivi. Scrive codice, seleziona curriculum, analizza dati, elabora report. Secondo Microsoft, GitHub Copilot è responsabile del 30% del codice scritto ogni giorno. Non è un aiuto, è un sostituto. Interi team di sviluppatori junior diventano superflui. I chatbot rispondono ai clienti, ma anche agli studenti: Chegg ha perso il 22% della forza lavoro da quando gli studenti preferiscono ChatGPT ai tutor umani.
Licenziamenti globali, reazioni locali
Le conseguenze si fanno sentire ovunque. In Europa, SAP ha ridotto l’organico di 8.000 unità, UiPath del 10%, OpenText ha tagliato 1.200 posti. In Italia, IBM ha confermato altri 85 esuberi nel 2025. Dietro parole come “riorganizzazione” o “trasformazione digitale” si celano storie vere, drammi quotidiani. Come quello di Katherine Wong, dipendente di Google, che ha scoperto il licenziamento mentre era in maternità. O di chi ha capito di essere fuori perché il badge non apriva più la porta.
La geografia del rischio: chi è davvero a rischio oggi
I reparti più colpiti non sono più quelli a basso valore aggiunto. Ora tocca a sviluppatori, analisti, creatori di contenuti e risorse umane. Il mondo del software, un tempo considerato immune, è oggi sotto pressione. Non solo per i tagli, ma perché i pochi rimasti devono adattarsi, imparare nuovi strumenti, lavorare con ritmi accelerati. Non basta più essere bravi: bisogna dimostrare ogni giorno di essere “migliori dell’AI”.
Profitti in crescita, posti di lavoro in calo
I numeri dei licenziamenti non coincidono con quelli dei profitti. Microsoft ha registrato utili per 70 miliardi di dollari nel primo trimestre 2025, con un aumento del 13%. Amazon ha incrementato il suo utile operativo del 55%. Ma l’occupazione nel settore tech è in calo come mai prima. Il messaggio è chiaro: non si licenzia per necessità, ma per convenienza. L’AI permette di produrre di più con meno — e questo diventa irresistibile per ogni consiglio d’amministrazione.
Le nuove professioni esistono, ma non per tutti
Nonostante tutto, l’AI apre anche nuove opportunità. Cresce la domanda di ingegneri AI, data scientist, specialisti di prompt, esperti di machine learning. Ma questi ruoli richiedono competenze avanzate, spesso fuori dalla portata dei lavoratori che l’AI ha sostituito. Secondo il World Economic Forum, entro il 2025 verranno eliminati 85 milioni di posti, ma ne nasceranno 97 milioni. Tuttavia, il saldo non è positivo se mancano strategie di riconversione. Chi perde il lavoro oggi, difficilmente troverà posto domani.
L’urgenza di una risposta collettiva
Non basta più lasciare la gestione di questa trasformazione ai giganti della tecnologia. Il mondo del lavoro ha bisogno di regole nuove, tutele concrete e un ripensamento radicale della contrattazione. Serve una politica capace di governare il cambiamento, non inseguirlo. Perché l’AI non è colpevole: lo sono le scelte umane che la utilizzano per tagliare e non per costruire. E se oggi non si interviene, il futuro sarà ancora più diseguale.
06 Agosto 2025
© team icoe, editoriale blozine
https://www.blozine.it/home.do?key=1754485575&dettagli=ia-cancella-migliaia-di-posti-di-lavoro

blozine editoriale no-profit della
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
www.icoe.it
Copywriters
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P. e Francesca N.
Chi siamo

seguici sulla nostra pagina Facebook e non perderai nessuna notizia!
Un "segui" vale più di quanto pensi: non costa nulla, ma sostiene un progetto libero, indipendente e senza sponsor. Più persone ci leggono, più le idee circolano.

BLOZINE
EDITORIALE E DISCLAIMER
CODICE ETICO
PRIVACY E COOKIES (GDPR)
FEED RSS

per non perdere nessuna notizia
editoriale NO-PROFIT della

Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
www.icoe.it

© blozine, l'editoriale dalla B alla Z della www.icoe.it. Tutti i diritti sono riservati.