Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Pam) ha lanciato un nuovo allarme sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, descrivendo il territorio come “al punto di rottura”. L’agenzia ha chiesto un intervento immediato per riattivare la rete di distribuzione alimentare e prevenire la diffusione di carestia tra la popolazione.
La disperazione cresce tra i civili
La direttrice del Pam, Cindy McCain, dopo una missione nei territori, ha raccontato scene drammatiche. Ha incontrato bambini affetti da grave malnutrizione, che ha definito “irriconoscibili” rispetto alle fotografie di quando erano in salute. Durante la visita a Deir el-Balah e Khan Younis, McCain ha raccolto le testimonianze di madri sfollate che ogni giorno lottano per nutrire i propri figli.
Una rete di aiuti da riattivare
Il Pam ha ribadito l’urgenza di riattivare i 200 punti di distribuzione alimentare presenti nella Striscia, tra mense comunitarie e panetterie. Secondo l’agenzia, senza queste strutture la possibilità di contenere l’avanzare della fame diventa quasi nulla. “È urgente creare le condizioni giuste per raggiungere i più vulnerabili e salvare vite umane”, ha spiegato la direttrice.
Appello al cessate il fuoco
La McCain ha sottolineato che la crisi alimentare non può essere affrontata senza una tregua. “Ciò di cui abbiamo bisogno è un cessate il fuoco. Il mio cuore è rivolto alle madri di Gaza, così come alle madri degli ostaggi israeliani, i cui figli stanno morendo di fame in questo momento. Ora basta”, ha dichiarato.
Le accuse incrociate
La tensione politica resta alta. Lo scorso 22 agosto le Nazioni Unite hanno riconosciuto ufficialmente lo stato di carestia nei territori palestinesi, attribuendone la responsabilità a Israele sulla base del rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC). Il governo israeliano ha però respinto con decisione tali conclusioni, definendo il documento “inventato” e negando la presenza di carestia a Gaza.
Un quadro di instabilità crescente
La direttrice del Pam, che ha incontrato anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il premier palestinese Mohammad Mustafa, ha ribadito la necessità di una risposta immediata. Senza un’azione rapida, il rischio è che le condizioni già estreme si trasformino in una catastrofe umanitaria di proporzioni irreversibili.
28 Agosto 2025
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