Ogni giorno ci svegliamo e il mondo sembra più che mai un grande palcoscenico, dove la realtà si mescola con la farsa. E spesso non sappiamo più se ridere, piangere o semplicemente scrollare le spalle davanti all’assurdità. In questo teatro globale, i protagonisti sembrano mossi da un copione scritto da un drammaturgo che ama l’ironia nera.
Siti sessisti e l’illusione della libertà digitale
Da un lato troviamo siti che pubblicano immagini di donne senza consenso, come se la dignità fosse un optional e la privacy un dettaglio secondario. Ci raccontano che viviamo nell’epoca della libertà digitale, ma a ben guardare, troppo spesso questa libertà è a senso unico: quella di calpestare diritti altrui per qualche click e visualizzazione in più.
Riviera del Medio Oriente tra macerie e bambini affamati
Intanto dall’altra parte del mondo c’è chi pensa di trasformare Gaza in una “Riviera del Medio Oriente”. Un progetto che suona come una barzelletta macabra: resort di lusso e cocktail con l’ombrellino costruiti sulle macerie, dimenticando che ci sono bambini che muoiono di fame proprio sotto quello stesso sole. Il paradosso non è nemmeno più paradosso, è routine.
Il sogno imperiale che torna dal 1721
Poi c’è il presidente russo, che sembra avere un debole per la nostalgia: non quella delle canzoni, ma quella di Pietro il Grande. È curioso pensare che nel 2025 qualcuno voglia ancora ridisegnare i confini con il pennino dell’impero del 1721. Come se la storia fosse un videogioco da riavviare a piacimento, senza tener conto di guerre, vite spezzate e generazioni che pagano il prezzo.
Influencer e la religione della ricchezza
E mentre le potenze mondiali giocano a Risiko, gli influencer ci spiegano che l’unico valore degno di nota è la ricchezza. Non importa come la ottieni: basta mostrarla, meglio se con un video in cui apri una valigetta piena di banconote. Il messaggio è semplice, diretto e devastante: se non sei ricco, sei invisibile.
Una generazione spaesata
Alla fine, ci ritroviamo davanti allo specchio e ci chiediamo: ma davvero è questo il mondo in cui viviamo? Forse sì, forse no. Forse siamo solo diventati vecchi troppo presto, o forse non ci siamo mai riconosciuti in questa corsa folle. A 28 anni c’è già chi si sente stanco, con una sola certezza che non cambia mai: la povertà resta fedele, come un’ombra che non ti lascia.
01 Settembre 2025
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