L’idea di un accordo multilaterale per chiudere la guerra in Ucraina torna al centro del dibattito internazionale grazie a un documento attribuito a Donald Trump, di cui alcuni media hanno divulgato i contenuti principali. Un progetto ambizioso, composto da 28 punti, che prova a ridisegnare le relazioni tra Kiev, Mosca, Europa e Stati Uniti attraverso una combinazione di concessioni, garanzie e impegni reciproci.
L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di stabilire un sistema di sicurezza stabile, ridurre le tensioni e creare le condizioni per una ricostruzione economica su larga scala. Ma il percorso delineato è tutt’altro che semplice.
Una sovranità riconosciuta ma limitata da condizioni rigide
Il documento parte da un principio considerato non negoziabile da Volodymyr Zelensky, cioè il riconoscimento della sovranità ucraina. Tuttavia, la stessa sovranità verrebbe incardinata in una serie di vincoli che cambiano radicalmente il futuro del Paese.
Tra le richieste più delicate c’è l’inserimento nella Costituzione dell’impegno a non aderire mai alla Nato. In parallelo, anche l’Alleanza Atlantica dovrebbe modificare il proprio statuto per escludere definitivamente l’ingresso di Kiev. Una scelta presentata come garanzia di stabilità, ma che rappresenta un punto critico per la leadership ucraina.
Un patto di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa
Uno dei cardini del piano è un accordo multilaterale di non aggressione, pensato per chiudere una stagione di tensioni che, secondo il documento, dura da oltre trent’anni.
Mosca sarebbe chiamata a mettere “nero su bianco” una legge che sancisca la sua rinuncia permanente ad azioni militari contro l’Europa e contro l’Ucraina. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti faciliterebbero un dialogo formale tra Russia e Nato, volto a chiarire ogni ambiguità e creare un quadro stabile per la sicurezza comune.
Secondo la bozza, la Russia dovrebbe anche “non invadere i paesi vicini” e la Nato “non espandersi ulteriormente”, condizioni che intendono congelare l’attuale assetto geopolitico.
La questione territoriale e il ridimensionamento dell’esercito ucraino
Tra i punti che avevano già fatto discutere, torna il riferimento alla cessione del Donbass alla Russia e al ridimensionamento dell’esercito ucraino a 600.000 militari. Due elementi particolarmente controversi, che incidono sia sull’integrità territoriale sia sulla capacità difensiva di Kiev.
Il documento suggerisce inoltre che la ricostruzione del rapporto tra le parti dovrà passare anche attraverso un’amnistia generale: nessuna indagine sui crimini di guerra, con l’obiettivo di “voltare pagina” e chiudere ogni contenzioso giudiziario.
Ricostruzione, infrastrutture energetiche e ritorno al G8
La sezione economica del piano è uno dei pilastri più vasti. Prevede la creazione di un Fondo di Sviluppo per l’Ucraina destinato a settori strategici come tecnologia, data center e intelligenza artificiale. Una parte significativa riguarderebbe la modernizzazione dell’infrastruttura del gas, gestita congiuntamente da Stati Uniti e Ucraina.
Per finanziare questi interventi, verrebbero mobilitati 200 miliardi di dollari: la metà provenienti da asset russi congelati e l’altra metà dall’Europa. Gli Stati Uniti, secondo la bozza, otterrebbero il 50% dei profitti generati dalle nuove infrastrutture.
In cambio, la Russia verrebbe reinvitata nel G8, a condizione che estenda gli accordi sulla non proliferazione e sul controllo delle armi nucleari, incluso lo START I.
La centrale di Zaporizhzhia sotto supervisione internazionale
Un capitolo delicato riguarda la centrale nucleare di Zaporizhzhia, oggi al centro delle preoccupazioni globali. Il piano stabilisce che l’impianto venga posto sotto la supervisione dell’AIEA.
L’energia prodotta sarebbe ripartita in modo equo tra Russia e Ucraina, un compromesso pensato per ridurre le tensioni e garantire un utilizzo sicuro e trasparente dell’impianto.
Nuove elezioni e un percorso politico da ridefinire
L’ultima parte del documento prevede che l’Ucraina organizzi nuove elezioni entro 100 giorni dalla firma dell’accordo. Un passaggio che Zelensky avrebbe già considerato possibile, a patto che sia garantito un cessate-il-fuoco completo.
L’idea sarebbe quella di ricostruire la legittimità politica e ripartire con un nuovo scenario istituzionale.
21 Novembre 2025
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