L’ultimo aggiornamento del Programma Nazionale Esiti conferma un trend che negli ultimi anni si è fatto sempre più chiaro: il sistema ospedaliero italiano sta migliorando, e in diversi ambiti lo sta facendo con risultati di grande rilievo. Allo stesso tempo, però, il rapporto mette in luce divari territoriali e organizzativi che non possono essere ignorati. Ne emerge un Paese capace di eccellere, ma anche profondamente disomogeneo.
Strutture al top, chi guida la classifica
Il nuovo monitoraggio premia due ospedali che ottengono valutazioni eccellenti in tutte le otto aree cliniche considerate. Una performance che riguarda settori cruciali come il cardiocircolatorio, il nervoso, il respiratorio, la chirurgia generale e oncologica, fino a gravidanza, parto e ambito osteomuscolare. A distinguersi sono le strutture di Savigliano e Mestre, affiancate da un gruppo più ampio di ospedali che brillano in sei o sette aree, dal Nord alla Toscana. Un segnale che indica come, laddove gli standard nazionali sono applicati con coerenza, i risultati non tardano ad arrivare.
Quando gli standard funzionano
Secondo Americo Cicchetti, commissario straordinario di Agenas, l’evoluzione positiva non è casuale. Il progresso emerge chiaramente “quando gli standard nazionali sono robusti”, perché permettono alle strutture di organizzarsi, migliorare e centralizzare i casi più complessi. L’esempio più evidente arriva dai tumori della mammella, dove la concentrazione dei trattamenti in centri ad alto volume ha prodotto un notevole miglioramento degli esiti clinici. Al contrario, nel tumore del retto, meno standardizzato, i progressi non si osservano.
La geografia della qualità, un’Italia ancora diseguale
Il rapporto conferma un miglioramento generale della qualità dell’assistenza, ma anche la presenza di differenze sostenute. Le eccellenze spesso non coincidono con i grandi ospedali cittadini: ci sono realtà meno note che da anni ottengono risultati straordinari. Allo stesso tempo, emergono difficoltà persistenti nel Sud e nelle Isole, soprattutto in alcune discipline chirurgiche e nelle resezioni complesse, dove la concentrazione dei casi rimane troppo bassa.
Progressi importanti nella tempestività
Il report rileva miglioramenti nella rapidità delle cure in aree critiche. Nei pazienti colpiti da infarto STEMI aumenta la percentuale di interventi tempestivi con PTCA entro 90 minuti, mentre per le fratture del collo del femore negli ultraottantenni crescono gli interventi entro le 48 ore. Risultati significativi, anche se macchiati da forti differenze tra regioni.
Chirurgia oncologica e ricoveri, cosa cambia davvero
Un altro aspetto positivo riguarda la chirurgia oncologica, dove cresce con decisione la quota di interventi eseguiti in centri ad alto volume: mammella, colon, prostata e polmone mostrano miglioramenti costanti. A rallentare, invece, sono procedure come le resezioni pancreatiche, che registrano livelli insufficienti di concentrazione, in particolare nel Sud.
Anche l’organizzazione dei ricoveri mostra un’evoluzione: aumentano le procedure svolte in day surgery e si riducono i tempi di degenza post-operatoria, grazie a tecniche più sicure e protocolli più rigorosi.
Esiti clinici e governance, perché il PNE conta davvero
Le percentuali di mortalità post-operatoria continuano a scendere in diversi ambiti, con risultati molto positivi nei bypass coronarici e negli interventi valvolari. Agenas sottolinea il ruolo del PNE come strumento indispensabile per governare la sanità italiana: grazie ai dati delle Schede di Dimissione Ospedaliera e ai nuovi investimenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, sarà possibile ottenere nei prossimi anni una fotografia ancora più precisa della qualità assistenziale in ogni territorio. Una base essenziale per ridurre i divari e migliorare ciò che ancora non funziona.
10 Dicembre 2025
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