L’assistenza ospedaliera italiana sta cambiando, migliorando sotto diversi aspetti ma lasciando ancora irrisolti nodi strutturali che pesano soprattutto su alcune aree del Paese. Il quadro che emerge non è né completamente negativo né pienamente rassicurante: è una fotografia complessa, fatta di eccellenze consolidate e criticità persistenti, con un divario territoriale che continua a segnare profondamente il sistema sanitario nazionale.
Una sanità che avanza, ma non allo stesso ritmo
Secondo l’ultima edizione del Programma nazionale esiti, elaborato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la qualità complessiva dell’assistenza ospedaliera è in crescita. Tuttavia, questa evoluzione non procede in modo uniforme. La cosiddetta sanità “a più velocità” resta una realtà concreta, con strutture di eccellenza concentrate prevalentemente nel Nord Italia e una presenza molto più limitata nel Mezzogiorno.
Ospedali valutati e criteri di analisi
Il rapporto prende in esame 1.117 strutture di ricovero, pubbliche e private, valutate attraverso 218 indicatori distribuiti su otto aree cliniche fondamentali, che spaziano dalla cardiologia alla chirurgia oncologica, fino alla gravidanza e parto. Non si tratta di classifiche fini a se stesse, come chiarito da Agenas, ma di uno strumento pensato per comprendere lo stato attuale della sanità e orientare le scelte future. Come ha spiegato il ministro della Salute Orazio Schillaci, il Pne serve soprattutto a programmare la sanità di domani.
Le eccellenze e il loro peso geografico
Tra tutte le strutture analizzate, solo 15 ospedali raggiungono livelli di valutazione “alti” o “molto alti” in almeno sei aree cliniche su otto. Di questi, appena due ottengono il massimo risultato su tutte le aree considerate: l’ospedale di Savigliano in Piemonte e quello di Mestre in Veneto. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna concentrano la maggior parte delle strutture di eccellenza, mentre al Sud l’unica realtà presente è l’Azienda ospedaliera Federico II di Napoli, segno di una qualità che esiste ma resta isolata.
Le strutture sotto osservazione e il peso del Sud
Accanto alle eccellenze, il rapporto evidenzia una quota rilevante di ospedali che non raggiungono gli standard richiesti. Quasi due strutture su dieci sono state infatti individuate per un percorso di revisione tramite audit. Le criticità si concentrano soprattutto in Campania e Sicilia, mentre alcune aree del Centro-Nord non presentano strutture “rimandate”. Un dato che conferma come il divario territoriale non sia solo percepito, ma misurabile.
Indicatori clinici in miglioramento
Sul fronte degli esiti clinici, emergono segnali incoraggianti. Migliora la tempestività degli interventi per le fratture del femore negli over 65 e diminuisce il ricorso al taglio cesareo primario. In ambito oncologico, il trattamento del tumore al seno mostra progressi significativi, con una crescente concentrazione degli interventi in strutture ad alto volume. Risultati simili si registrano anche per tumori del colon, della prostata e del polmone, mentre per il pancreas restano forti criticità nel Sud e nelle Isole.
Qualità delle cure e organizzazione del sistema
Anche nelle patologie cardiovascolari si osservano miglioramenti, come l’aumento degli interventi di angioplastica entro i tempi raccomandati. Tuttavia, persistono differenze marcate tra Nord e Sud, soprattutto per gli interventi sulle valvole cardiache. Come ha sottolineato il commissario straordinario Agenas Americo Ciocchetti, “laddove esistono standard organizzativi e professionali condivisi, il sistema sanitario migliora nel suo complesso”. È proprio su questo terreno che si gioca la sfida più importante per il futuro.
12 Dicembre 2025
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