Il settore automobilistico europeo torna al centro del dibattito politico e industriale. La Commissione europea si prepara a presentare un pacchetto di misure molto atteso, destinato a incidere su uno dei punti più delicati del Green deal: il futuro dei motori e la sostenibilità dell’industria dell’auto nel lungo periodo. Non si tratta solo di ambiente, ma anche di lavoro, filiere produttive e competitività globale.
Un pacchetto articolato per un settore sotto pressione
Il piano europeo si compone di quattro interventi principali, pensati per agire su più livelli. Al centro c’è la revisione degli standard sulle emissioni di CO2, affiancata da un piano di sostegno alla filiera delle batterie da 1,8 miliardi di euro. A questi si aggiungono un intervento di semplificazione normativa per alleggerire il carico burocratico sul comparto e una direttiva dedicata alle flotte aziendali, considerate strategiche nella transizione verso veicoli a basse emissioni.
Mini elettriche europee e nuove flessibilità
Tra le novità più significative spicca l’ipotesi di una nuova categoria di mini elettriche compatte “made in Europe”. Questi veicoli potrebbero beneficiare di regole meno stringenti e di sovvenzioni più generose, con l’obiettivo di rafforzare la produzione interna e rendere l’auto elettrica più accessibile. Secondo le anticipazioni, queste soluzioni rientrerebbero nelle flessibilità concesse alle case automobilistiche per il raggiungimento dei target di riduzione delle emissioni.
Il ruolo politico e il messaggio di Bruxelles
I contenuti del pacchetto saranno presentati ufficialmente a Strasburgo, alla presenza di figure chiave della Commissione europea come Stéphane Séjourné, responsabile per l’Industria, insieme ai commissari Wopke Hoekstra, Apostolos Tzitzikostas e Valdis Dombrovskis. La presenza congiunta di industria, clima, trasporti ed economia evidenzia come il tema non sia settoriale, ma trasversale. Nella visione della Commissione, questo pacchetto rappresenta un segnale concreto per la competitività dell’industria automobilistica europea nel pieno della transizione climatica.
Lo stop ai motori termici, una revisione meno rigida
Il punto più discusso riguarda il divieto di vendita di nuovi veicoli a benzina e diesel dal 2035. La Commissione sembra orientata a un ammorbidimento della soglia: non più azzeramento totale delle emissioni, ma una riduzione del 90% per i nuovi veicoli immatricolati da quella data. Una scelta che lascia spazio a tecnologie alternative come biocarburanti, e-fuel, ibridi plug-in e range extender, evitando una chiusura netta su un’unica soluzione tecnologica.
Ambiente e industria, una mediazione necessaria
La direzione intrapresa da Bruxelles sembra puntare a una mediazione tra obiettivi ambientali e realtà industriale. La transizione resta centrale, ma viene accompagnata da strumenti di flessibilità per non penalizzare un settore che impiega milioni di persone in Europa. In questo equilibrio fragile, il messaggio è chiaro: la sostenibilità non può prescindere dalla tenuta economica e industriale del continente.
15 Dicembre 2025
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